Supreme Court case about contract interpretation

Contract interpretation is an area of law that is a bit difficult to predict, once it goes in litigation stage. The recent Supreme Court decision of Arnold v Britton & Ors [2015] UKSC 36 has made our lives at the office even more difficult.

The general rule before this case was that the contract should be interpreted in a way that makes commercial sense. The Supreme Court has gone back to the general principle of literal interpretation (the natural meaning of the words): if the clause is clear, it stands as it is, even if does not make any commercial sense.

You can see a case analysis from the ICAEW website –

http://www.icaew.com/en/library/subject-gateways/law/legal-alert/2015-08/case-law-supreme-court-changes-approach-to-interpreting-commercial-contracts

Residenza fiscale estera – Sentenza Cassazione 31/03/2015 n° 6501

La residenza fiscale estera e’ un concetto molto flessibile, che nel tempo si e’ prestato a diverse interpretazioni.

Una recente sentenza della Cassazione ha chiarito un problema comune dei contribuenti all’estero: la questione delle relazioni affettive e familiari. Secondo un’interpretazione comune delle autorita’ italiane, un cittadino residente all’estero per piu’ di 6 mesi, iscritto all’AIRE, era comunque fiscalmente residente in italia se aveva relazioni affettive (es. moglie e figli oppure parenti) in Italia.

La sentenza invece ha chiarito che e’ praticamente irrilevante l’esistenza in Italia delle relazioni familiari, ma che il fattore rilevante nel decidere la residenza fiscale e’ il CENTRO DI INTERESSI ECONOMICI del soggetto in questione. L’unico criterio da analizzare e’ il collegamento funzionale tra la persona e residenza estera.

La massima e la sentenza sono di seguito:

I criteri per la determinazione della residenza fiscale delle persone fisiche sono dettati dall’art. 2 del d.P.R. n. 917/1986 (TUIR), il quale stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta si trovino in una delle seguenti condizioni (tra loro alternative): a) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente; b) hanno la residenza o c) il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile.

Tale norma prevede una presunzione relativa di residenza per i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza o il proprio domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata ed al fine di essere esclusi dal novero dei soggetti residenti in Italia ricade su di essi l’onere di provare di risiedere effettivamente in quei Paesi o territori. A tale scopo le relazioni affettive e familiari non hanno una rilevanza prioritaria ai fini probatori della residenza fiscale, venendo in rilievo solo unitamente ad altri probanti criteri, che univocamente attestino il luogo col quale il soggetto ha il più stretto collegamento, sicché il centro degli interessi vitali del soggetto va individuato dando prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi viene esercitata abitualmente in modo riconoscibile dai terzi.

Massima e testo integrale della sentenza in questo link:

http://www.altalex.com/documents/massimario/2015/04/09/professionista-residenza-fiscale-legami-affettivi-lavoro-all-estero-prova

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2015 UK Budget

Ecco il Budget summary del 2015 in UK

Crescita Economica prevista al il 2.5% , disoccupazione al 5.5% .

Debito nazionale all’ 80% , deficit al 4.9 %

Tax free allowance aumentata a £10,600 per anno (al di sotto di quella cifra non si pagano tasse)

Corporation Tax al 19% dal 2017

Da Aprile 2016 Minimum Wage a £7.20 per ora (lordi)

£1 mil di inheritance tax free allowance quando l’erede e’ lo sposo

 

 

La residenza fiscale estera

Valentino Rossi e la residenza fiscale all’estero (by Jennifer Fuccella)

Circa 35 milioni, è questa la cifra che ha sigillato l’accordo tra Valentino Rossi e il fisco italiano nel 2008 per le imposte non pagate tra il 2001 e il 2006.
Ricorderanno tutti lo scandalo che travolse il motociclista italiano, vicenda che lo vide al centro della stampa per tutto il biennio 2007-2008, lieto fine per il campione che ha optato per l’accertamento con adesione. Procedura che ha permesso, tramite una collaborazione tra i consulenti di Rossi e i funzionari dell’Ufficio, di ricostruire i compensi percepiti e le prestazioni eseguite nel territorio nazionale dal “the doctor”.

Rossi aveva presentato fino al 2002, in Italia, un condono fiscale automatico pagando 100 euro. In Gran Bretagna, invece, paese in cui aveva spostato ufficialmente la residenza avrebbe dichiarato centinaia di migliaia di euro versatigli dalla Footy Limited, società britannica avente la sede nello stesso indirizzo della sua Great White London. I problemi iniziarono quando l’Agenzia delle Entrate, dopo mesi di accertamenti, individua fitte relazione con la madrepatria Italia e proprio la scoperta di una fitta rete di coperture fiscali, prestanome e conti all’estero contribuì a complicare la situazione di Rossi.

Massimo Romano, direttore dell’Agenzia delle Entrate all’epoca dei fatti, invitò, durante la conferenza stampa tenutasi il 12 febbraio 2008, tutti i personaggi famosi e non che avessero portato all’estero la residenza per motivi fiscali di seguire l’esempio di Valentino Rossi.
“L’auspicio è che Valentino Rossi, che ha scelto di affermare in concreto la sua volontà di rispettare le regole fiscali, possa rappresentare uno stimolo e un esempio per i tanti personaggi noti e meno noti che, spesso fuorviati da cattivi consiglieri, hanno portato la residenza fuori dal nostro Paese per motivi fiscali.”

Il tema degli italiani all’estero è uno dei problemi su cui, a partire dal 2007, il Ministero delle Finanze si sta concentrando dando istruzioni ai propri uffici, le attuali agenzie delle entrate, al fine di contrastare quei fenomeni di fittizia immigrazione di persone fisiche residenti, anche in caso di cancellazione dall’ Anagrafe della Popolazione Residente con contestuale iscrizione all’AIRE.
È importante sottolineare come l’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani residenti all’ Estero non comporti l’automatica perdita della residenza fiscale in Italia, occorre infatti indagare quanto è stato stabilito nell’ art. 2, comma 2 del TUIR (Testo Unico D.P.R. n 917 del 1986), il quale prevede 3 requisiti alternativi (non cumulativi) per poter considerare una persona residente fiscalmente.
Quali sono questi requisiti?
a) L’iscrizione nelle anagrafi comunali della popolazione residente;
o
b) Il domicilio nel territorio italiano, come descritto dal codice civile (ex. Art. 43, comma 1 c.c.)
o
c) La residenza nel territorio italiano, come prevista dal codice civile (ex. Art. 43, comma 2 c.c.)
Trattandosi di indici alternativi, basta il solo verificarsi di uno solo di questi requisiti per essere considerati fiscalmente residenti in Italia. Quindi, la sola iscrizione all’Aire non basterà a far venire meno la qualità di residente fiscale in Italia laddove sia presente almeno uno degli altri 2 requisiti.
Moltissimi Italiani pare abbiano fatto ricorso all’escamotage utilizzato da Rossi, impostando la loro residenza in UK.
Vediamoci chiaro, la legge inglese prevede due opzioni: per chi è residente e domiciliato in Inghilterra si applica il principio del “worldwide income taxation”, in base al quale vengono tassati tutti i redditi ovunque prodotti (quindi anche i redditi prodotti in paesi diversi, per intenderci); per chi è solamente residente (“resident but not domicilied”), invece, l’imposizione avviene solo sui redditi prodotti qui e non su quelli prodotti in territorio estero ( su questi si applicherà la tassazione prevista dal Paese in cui sono prodotti ).
Per un principio di diritto tributario sovraordinato non sarebbe possibile sottrarre parte dei propri redditi dalla tassazione, in quanto tutte le persone fisiche devono essere tassate per i redditi prodotti, imposizione che avviene una volta soltanto. E laddove si decidesse di mutare la propria residenza, qui, sopraggiungo i Trattati internazionali volti ad evitare una doppia imposizione.
Tra l’ Italia e la Gran Bretagna vige il trattato di Pallanza (legge n° 329 del 1990).
Sarebbe assurdo sperare di sottrarre completamente al fisco parte del proprio reddito. Laddove si decidesse di mutare la proprio residenza, i redditi prodotti nel nuovo paese sarebbero tassati in quest’ultimo, ma quelli prodotti in altro resterebbero soggetti ugualmente a tassazione senza speranza di poterli esentare completamente dal prelievo fiscale.